Ultimamente vi siete fatti un giro su Rosa Stanton?

Anche ad essere molto convinti di quello che si fa e di quello che si pensa, può capitare di incontrare persone al cospetto delle quali si finisce con il pensare che sarebbe meglio che gli ufo esistessero: e portatemi pure via per fare terribili esperimenti scientifici sul mio corpo inerte, tanto non potrei stare peggio di così.
La parola è scuola. Non voglio parlare degli insegnanti che esercitano con gli studenti (ho avuto una mamma maestra – lei preferisce che si dica insegnante elementare - ed una caterva di professori e presidi nelle file dei parenti, quindi conosco ed evito) ma di quegli ex insegnanti ai quali vengono affidati compiti amministrativi, ed anche di quelli che sono oggi definiti i dirigenti, i manager della scuola.
Quelli che si trincerano dietro un regolamento, che godono, come ippopotami ammollo nelle paludi africane; quelli ai quali la burocrazia concede ampi spazi per coltivare l’illogicità ed a cui consente di sentirsi a posto rispondendo: ma io ho solo girato la maniglia della doccia. Già, peccato che nei tubi non ci fosse acqua, ma Cyclon B.
Vedete il punto forse non è nemmeno questo. È, forse, l’incapacità totale di mettersi al posto di qualcun altro, non dico di partecipare addirittura con il cuore. Dico di ragionare, di accettare con la testa che un’altra persona può soffrire in conseguenza di un mio comportamento, e conseguentemente che devo mettere in dubbio la legittimità del mio comportamento e decidere di non ripeterlo.
Posso non addossarmi la colpa di averlo fatto una volta: mille motivazioni oggettive potevano spingermi a ritenere che quello che facevo non avesse alcuna controindicazione. Ma se, pur venendo informato che quello che ho fatto si è dimostrato sbagliato, continuo ad insistere e rifiuto di sentirmi responsabile del non doverlo ripetere, allora come posso essere chiamato?
Il punto è, e dico ancora forse, che non pensiamo prima di agire ed accettiamo il rischio, magari inconsciamente, che qualcosa non vada. Ma siamo altrettanto pronti a scrollare le spalle ed reclamare che la soluzione del problema non spetta noi.
Il mio problema è un elenco di nomi (scusate ma a me torna insistentemente il paragone con le liste degli ebrei, non posso farci niente). Mi è stato detto che esiste un regolamento secondo il quale gli elenchi degli alunni di ciascuna classe sono composti da nome cognome e luogo di nascita.
Ho contestato che in questo modo se io fossi nata a New York sarei considerata straniera. Mi hanno risposto che i regolamenti non li fanno loro. Ho contestato che sulla base di questo elenco mia figlia adottata e nata a Bogotà, ma cittadina italiana, è stata indicata come straniera ed è stata incaricata di favorire l’inserimento di un bambino proveniente da Cali, appena arrivato in Italia con i suoi genitori, perché poteva parlare in spagnolo. Ora mia figlia non parla lo spagnolo, e saranno anche fatti suoi perché non lo parla, e non vedo perché debba fornire spiegazioni a tutta la sua classe ed al vicepreside. E non è straniera, è cittadina italiana.
- Quindi lei mi dice che quello è successo a mia figlia succederà ancora, giusto?
- Gli elenchi non li faccio io, me li manda la segreteria.
- Mi scusi, ma non sarebbe possibile, visto che usate il luogo di nascita come indicazione della cittadinanza, aggiungere che so, un asterisco per indicare che luogo di nascita e cittadinanza non coincidono? Ho tanti amici nati all’estero che si sono naturalizzati italiani e come tali si comportano e vanno trattati.
- Mah, non so, c’è anche una questione di privacy, pensi che non possiamo nemmeno indicare se un alunno ha un handicap.
- Ho capito, ma mia figlia è stata messa in difficoltà davanti a tutta la classe, ha dovuto rispiegare che è stata adottata ed anche perché non parla spagnolo. Anche questo mi pare non in linea con le norme sulla privacy. Questo momento di attenzione sulla composizione dei legami familiari ha fatto molto male a mia figlia, facendole rivivere in un modo brusco ed insolitamente doloroso l’abbandono da parte dell’altra mamma ed il distacco da un paese in cui ha vissuto per nove anni. E a quello che è successo non si può rimediare. Però si può evitare che accada la stessa cosa ad un altro ragazzo o ad un’altra ragazza accolti in una famiglia basata su legami d’amore e non di sangue. Cosa mi risponde?
Le risposte non me le ricordo. Gli ho promesso che il regolamento glielo cambio io, mi sono informata, mi sono consultata con la Sovrintendenza scolastica, ho scoperto che posso raggiungere qualcuno che lavora presso il Garante della privacy a Roma, e sto cercando di buttare giù una proposta di modifica di questi elenchi inutili, indicando anche alcuni accorgimenti per i bambini adottati. Mi hanno detto che il tutoring è effettivamente una modalità di integrazione per gli alunni stranieri. Stranieri, appunto. Ma è davvero possibile che non sapesse come è composta la classe?
Con quella persona ho tentato l’impossibile.
- Sa cosa le voglio dire, nessun regolamento e nemmeno nessuna legge costringe chi la deve applicare a farlo, se la legge o il regolamento si rivela illegittimo, o peggio inutile o dannoso. Io che lavoro in una pubblica amministrazione mi sono fermata tante volte ed ho pensato al senso di quello che stavo facendo. Pensare si può. Sempre. Ed io vorrei tanto che le mi dicesse che lo farà, che ci penserà sopra.
Morale della favola: sa signora, noi non sappiamo proprio che fare con questi stranieri, non li conosciamo, non li capiamo.
Allora, potendo scegliere............. non era meglio essere rapite da un ufo?

Inaugurazione del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere
a Trento
Teresa de Lauretis per la prima volta in Italia con il suo nuovo libro su Freud e l'identità nella complessità contemporanea. La docente dell'Università della California, Santa Cruz, è una delle voci più vivaci della teoria femminista e degli studi di genere
Trento, 9 ottobre 2008 – (e.b.) Chi sono? La mia identità dipende più dal
genere, dalla sessualità, dal censo o dalla razza? Quanto pesano l'immagine e le aspettative che la società crea per donne e uomini, rispetto alla famiglia, al lavoro, alla politica, ad altri ambiti di vita? Come definire l'identità nella complessità del presente?
Si preannuncia attuale, stimolante e sicuramente provocante la lectio magistralis aperta al pubblico dal titolo "Chi sono? Identità di genere e sessualità", che Teresa de Lauretis (Università della California, Santa Cruz) terrà a Trento giovedì 23 ottobre alle ore 16.30 nell'aula 1 di Palazzo Consolati (vicolo Santa Maria Maddalena, 1).
Tra le voci teoriche più vivaci e incisive della teoria femminista e degli studi di genere sia negli Stati Uniti sia in Europa, autrice di otto volumi e oltre un centinaio di saggi, Teresa de Lauretis è ospite del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento per l'inaugurazione ufficiale delle attività.
Il giorno precedente, mercoledì 22, la docente di Storia della Coscienza
condurrà un seminario rivolto agli studenti delle Scuole di dottorato in Sociologia e ricerca sociale e in Studi letterari, linguistici e filologici sulle metodologie necessarie alla costruzione di un sapere interdisciplinare.
Quindi, giovedì 23, terrà la lectio inaugurale del Centro su identità di genere e sessualità nel contesto attuale. Presentazione e conduzione del dibattito sono curate da Silvia Gherardi, docente presso la Facoltà di Sociologia, esperta in Studi organizzativi e Studi di genere e direttrice del Master in Politiche di genere, e Giovanna Covi, ricercatrice presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, e docente di Letteratura angloamericana, Teoria della critica e Studi di genere.
"La lezione "Chi sono? Identità di genere e sessualità" – spiega Giovanna Covi – offre in anteprima in Italia l'opportunità di conoscere i contenuti del
recentissimo lavoro "Freud's Drive: Psychoanalysis, Literature and Film"
(Macmillan/Palgrave, London 2008), pubblicato appena un mese fa in inglese. Teresa de Lauretis studia il concetto freudiano di istinto, sessuale e di morte, in relazione non solo alla psicanalisi ma anche ai testi letterari e filmici per interrogarsi sui concetti che l'emergenza del presente costringe a rivisitare in campo discorsivo ed epistemologico".
"De Lauretis – aggiunge Covi – riconduce sempre rigorosamente il pensiero teorico alla realtà corporea, quindi alla storia materiale, intellettuale, sociale, sessuale, razziale del soggetto pensante, eppure insiste anche sulla necessità di ancorare la teoria al presente, alla configurazione del qui ed ora che affronta l'enigma del nostro stare al mondo e fa quindi della teoria sempre comunque un atto politico. Ma fa di essa anche un concetto senza tempo, come la poesia e come l'inconscio. Ecco l'enigma che de Lauretis nel suo studio accetta di confrontare: enigma dell'oggi, di un mondo i cui discorsi, teorie, e saperi sono incompatibili con le forme e i mezzi di espressione a nostra disposizione,
un mondo che secondo de Lauretis è caratterizzato dal paradosso di una
negatività che è anche positività. La domanda "Chi sono?" si concentra dunque sulla formazione dell'identità personale quale risultato di un complesso intersecarsi di aspetti, appartenenze, aspettative e identificazioni che sono al tempo stesso individuali e sociali. Non solo genere e sessualità, ma anche classe sociale, educazione, religione, etnia o razza, conformazione corporea, età e altro ancora. E tutto ciò nel contesto dello "stato di emergenza" del nostro presente". Nell'incontro pubblico la professoressa de Lauretis condividerà la sua rilettura di Freud per formulare considerazioni sui rapporti complessi tra sesso biologico, genere e scelte sessuali nell'esperienza del soggetto e costituzione dell'identità soggettiva, nelle loro articolazioni nel presente contesto geopolitica, dopo il trauma dell'attacco alle Torri Gemelle.
Il Centro di studi interdisciplinari di genere, istituito la scorsa primavera
presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell'Università di
Trento ha dato pieno avvio alle sue attività, con il nuovo anno accademico.
Hanno preso il via, infatti, il master in Politiche di genere nel mondo del
lavoro, il corso Donne, Politica e Istituzioni e il ciclo di seminari "Qualcosa
del genere", mentre in programma per la primavera c'è il modulo Studi di Genere e Intercultura, in collaborazione con la rete tematica di ricerca europea Athena.
SCHEDA SU TERESA DE LAURETIS
Teresa de Lauretis, nata a Bologna e laureata in Lingue e Letterature moderne all'Università Bocconi di Milano, da molti anni negli Stati Uniti dove ha insegnato presso le università del Colorado e del Wisconsin prima di diventare Professore di Storia della Coscienza presso l'Università della California a Santa Cruz.
Ha avuto inoltre incarichi a contratto in diverse università sia americane che europee (Firenze, Francoforte, Amsterdam e Utrecht). Autrice di numerosi saggi di critica e teoria letteraria, critica e teoria del cinema, semiotica, psicoanalisi e critica femminista, scrive sia in inglese che in italiano ed è stata tradotta in quindici lingue.
Tra i libri scritti in inglese figurano: "Alice Doesn't: Feminism, Semiotics,
Cinema" (1984), "Technologies of Gender" (1987), "The Practice of Love" (1994),
quest'ultimo tradotto in italiano con il titolo "Pratica d'amore. Percorsi del
desiderio perverso" (La Tartaruga, Milano 1997); alcuni capitoli dei primi due
testi sono tradotti in "Sui generis" (Feltrinelli, Milano 1996).
Sono scritti invece in italiano "La sintassi del desiderio: struttura e forme
del romanzo sveviano" (Longo, Ravenna 1976), "Umberto Eco" (La Nuova Italia,
Firenze 1981), "Differenza e indifferenza sessuale" (Estro, Firenze 1989) e
"Soggetti eccentrici" (Feltrinelli, Milano 1999).
Pubblicati più di recente sono "Figures of Resistance", una raccolta dei suoi
scritti di teoria del femminismo a cura di Patricia White (University of
Illinois Press, Chicago 2007) e il recentissimo "Freud's Drive: Psychoanalysis,
Literature and Film" (Macmillan/Palgrave, London 2008), studio sul quale si
basa la lezione inaugurale che de Lauretis offre al Centro di Studi
Interdisciplinari di Genere di Trento.
Per informazioni: tel. 0461 881311, e-mail
Sono alle prese con la cucina ed alcuni dubbi.
Dopo il clafoutis che non saprei proprio come spiegare in termini semplici (frittata dolce al forno con frutta) adesso mi sto orientando verso il lemon curd (crema di burro uova zucchero e limone) che serve per farcire tartelle e altri dolci, ma può anche solo essere spalmata sugli scones, che pure mi toccherà fare.
Il punto è che le mie figlie non mangiano dolci e le mie voglie finiscono sul pesare sulla mia bilancia. A meno che non riesca a regalare tutto agli amici.
Il dubbio vero è che è morto uno scrittore che non ho mai letto e come un'idiota mi sono chiesta come è possibile? Cioè, perchè si è ucciso e come ha potuto farlo senza che io lo abbia letto?
Adesso so quanto sono relativa. Io e tutto intorno a me. Forse dovrei decidermi a cambiare. Forse dovrei cambiare e basta.
Aveva paura o era solo stanco? E non era felice di scrivere, o forse non riusiva più a scrivere, forse aveva perso il senso delle cose che faceva qui, o solo il suo portafortuna. Ma come avviene che qualcuno che ami può decidere di andarsene e tu non puoi fare niente? Insomma tra tutte le burle possibili, sbucare da dietro l'armadio, svegliare tua madre in piena notte illuminandoti la faccia dal basso con una pila, tradire tua moglie con la sua migliore amica scelta apposta perchè brutta, questo non è un bello scherzo.
Infinite Jest di David Foster Wallace
Siedo in un ufficio, circondato da teste e corpi. La mia postura segue consciamente la forma della sedia. Sono in una stanza fredda nel reparto Amministrazione dell'Università, dei Remington sono appesi alle pareti rivestite di legno, i doppi vetri ci proteggono dal caldo novembrino e ci isolano dai rumori Amministrativi che vengono dall'area reception, dove poco fa siamo stati accolti io, lo zio Charles e il Sig. deLint. (to be continued)?

Sarah e il senso della complessità.
Sono tornata.
Prima cosa vi sparo questo link http://blackcat.bloggy.biz/archive/3280.html, perché secondo me molte persone che ho incontrato stamattina, come dice una signorina in quel post “ ma se non sono normali non deve portarli in mezzo alla gente”. Infatti, statevene a casa.
L’intelligenza non è un dono, è una conquista.
Poi non mi piace Sarah Palin, e sono arrabbiata che solo donne stupide riescano a raggiungere posizioni di potere, ve ne rendete conto di cosa succede se quella arriva dove vuole: è talmente pazza che sembra normale, visto che lei considera normale andare in giro armati anche per portare i figli a scuola. Si può dire qualsiasi cosa con la faccia convinta e spalancando gli occhietti recitare il solito verso "perché, cosa c’è di strano?" Non è strano,
è orribile, come sono orribili tutti quelli che si ritrovano in quello che dice.
Mi risollevo un poco con Pennac, che a Mantova ha detto che le buone letture e letterature aiutano a rendere la complessità del mondo: ve ne siete accorti sì che la realtà è complessa e sfugge alle semplificazioni?
Ho portato una figlia in prima elementare. Sono ancora sconvolta. Ma è un’emozione positiva. Speriamo che duri. L’altra figlia in prima media ci è andata da sola. Che casino l’adolescenza, ma anche avere la mia età non è mica facile. Ho un amore in giro per l’Italia – ci sarà pure da qualche parte qualcuno che mi ama, no? – ho un amico che vuole finire in uno dei miei racconti. Ho fame.
Poi boh.

Voglio scrivere un libro
voglio delle lenzuola viola
voglio fare quello per cui sono nata
vorrei sentirlo a telefono e dimenticare il tempo.
INVECE...
sono qui che scrivo un libro che non è quello che vorrei scrivere,
le lenzuola viola potrei andare a comprarle da Zara
o ordinarle su internet se avessi la voglia di alzarmi
a prendere la carta di credito,
non so più che cosa sono nata per fare ovvero
che sono nata a fare (!?!!!!),
ma era proprio questo quello che volevo dire(!?!!),
il telefono non si può usare...
quanto a dimenticare il tempo,
beh quello sì , quello sì...
STOP.
Voglio parlarvi di Sonia, Jessica e di altre ragazze come me, malate di endometriosi, malate di dolore. L’endometriosi è una malattia apertamente maschilista, perchè ha a che fare con cose di donne. In più è una malattia che manca nell’immaginario collettivo dei dolori delle donne. Diagnosticata, in media, con un ritardo di nove anni dalla sua insorgenza, nel 38% dei casi
l’endometriosi compare prima dei 15 anni, nel 70% dei casi prima dei 20. Di quegli anni necessari alla diagnosi, la metà sono spesi dalla persona malata a convincere i medici, e talvolta i propri familiari, che non è pazza; l’altra metà la trascorrono i medici a capire quale sia la malattia e come si possa curare.A volte la cura chirurgica è peggio della malattia. Da uno studio condotto su 4 mila donne, è emerso che il 47% di esse ha dovuto consultare cinque o più medici, prima di ricevere la diagnosi giusta. Lo strato interno dell’utero, l’endometrio, nel corso del mese risponde agli stimoli ormonali tipici dell’ovulazione e dell’età fertile: cresce in altezza durante la prima metà del ciclo, si arricchisce di zuccheri e sostanze nutritive durante la seconda, e poi si sfalda con la mestruazione. Il tessuto dell’endometrio, però, può svilupparsi in sedi non appropriate, anomale: nel peritoneo, sull’intestino, sulla vescica o in altri organi, persino sui polmoni. In questo caso abbiamo la malattia. Ogni mese i focolai in sede anomala crescono e sanguinano. Causano irritazione, molto, molto dolore e infiammazione cronica, danni ai tessuti. A volte le pareti degli organi colpiti aderiscono tra loro (aderenze, cicatrici), compromettendo la loro funzionalità. Questo dolore severo e cronico è la malattia: un impatto negativo sul benessere, sull’abilità al lavoro, sulle relazioni familiari e su quelle amorose (il dolore può comparire durante il rapporto sessuale impedendo la penetrazione). Fino a che non viene riconosciuta l’effettività del dolore provato, quindi la sua natura biologica, la negazione della propria condizione e la sensazione di non essere credute e capite provoca grande sofferenza emotiva, crollo dell’autostima, al peggio depressione.
Ne parlo con Sonia, di Associazione Endometriosi: “la presenza della malattia ti porta a sentirti diversa dagli altri, ti chiudi, ti senti sola”. Infatti, le confermo ricordando la mia diretta esperienza, i medici spesso la sottovalutano, ritenendo il disagio descritto dalla donna come un fattore di forte stress.
“Questo implica non solo l’aggravarsi delle condizioni di salute, - continua Sonia - ma anche una perdita di credibilità nei confronti delle persone che ti stanno vicine. Io sono sposata ed il mio compagno è sempre stato al mio fianco, sostenendomi. Ma so di donne meno fortunate che sono state abbandonate.”
E poi ancora: “Quanta rabbia sapere che ancora oggi per le donne affette da endometriosi poco è cambiato. Occorrono molti sforzi per cambiare le cose, ma nulla è impossibile. Il primo grande aiuto lo potremmo dare proprio noi che ne siamo affette. La colpa e la vergogna non dovrebbe appartenerci. Parlando della malattia alle donne, si aiuta a diffonderne informazioni. Questo aiuterebbe le future generazioni ad avere una qualità di vita migliore.”
Sonia ha il coraggio di raccontarsi per aiutare gli altri: “Anche per me non è stato facile parlare pubblicamente della malattia. Rompere il muro del silenzio però è fondamentale. L’anno scorso ho avuto la possibilità di comparire in televisione, ospite in un programma RAI. Ero emozionantissima, la diretta, i riflettori. È stata una grande opportunità: finalmente in TV si parlava di endometriosi. C’è bisogno di sensibilizzare l’opinione pubblica e gli organi competenti per incentivare prevenzione e ricerca. Sono milioni le donne in Italia che soffrono di endometriosi, si parla addirittura di epidemia.”
Le chiedo di raccontarmi delle attività della sua Associazione: “Date una periodicità alle vostre iniziative?”
Sonia: “Nel corso dell’anno organizziamo diverse iniziative: convegni, incontri di auto/mutuo aiuto ed anche banchetti informativi. Dall’esperienza acquisita si è notato che le donne difficilmente si avvicinavano a noi quando presentavamo esclusivamente depliant informativi sulla malattia. Abbiamo scelto allora di attirare la loro attenzione presentando dei piccoli oggetti di bigiotteria e artigianato, che possono essere ritirati lasciando un’offerta. Con questo metodo le donne si avvicinano più ben disposte, con un approccio più aperto ad acquisire informazioni. Un altro metodo di divulgazione molto efficace è il nostro sito internet che mette gratuitamente a disposizione di tutti, soci e non, diverse informazioni e servizi del ginecologo e del gastroenterologo online. Per noi è fondamentale fare girare le informazioni che riguardano la malattia.”
Parliamo ancora di come ci siamo curate agli inizi, inventando i dosaggi degli antidolorifici, trafficando come maghe delle spezie, tra bugiardini e capsule e supposte. Mi parla di Centri Antalgici esistenti in Italia dove seguono tutte le patologie che provocano dolori cronici ed insegnano come riconoscere il dolore, quando prendere il farmaco. Può essere di grande aiuto. Certo sarebbe opportuno che i medici indirizzassero verso questi centri.
Averlo saputo prima, penso io, che all’improvviso faccio fatica a cacciare i miei brutti ricordi. Avevo 13 anni e durante le mestruazioni passavo la giornata piegata in due perché non riuscivo a raddrizzare la schiena. Tra tante cose che avrei potuto fare di nascosto, quella che facevo era andare in farmacia a comprare antidolorifici. E cercare di tenere l’intestino vuoto per tre giorni: il dolore di qualsiasi transito era talmente intenso che mi svegliava dal sonno in piena notte. Non c’erano mai testimoni.
Cominciamo a parlare di questa malattia ed a documentarci, anche se non ci sentiamo malate e non sottovalutiamo mai un dolore mestruale in una ragazzina: l’endometriosi mina la gioia e la libertà di vivere, l’amore e la maternità.
Meglio escluderla, piuttosto che non considerarla, giusto?
Per gioco o per scommessa provate a chiedere al vostro medico di base o al vostro ginecologo se conosce questa malattia o qualcuno che ne è affetto. Poi verificate la sua risposta con le informazioni che ho linkato su internet.
Quindi prendete una decisione.
BANGKATABAN
PUFF!

- Hai sentito anche tu, Mouse?
- Certo, sono le piccole. Nina ha allestito il cinema in camera loro, con pop corn, patatine, bibite e caramelle. Quello era il rumore dei popocorn che si rovesciano a terra.
- Oh!
- E questo?
- Nina che entra in camera a pulire.
Ho scritto l'articolo per Rosa Stanton della prossima settimana, parla di loro. Devo un poco rivederlo. Non so perché mi capita di postare sempre il fine settimana; è davvero una scocciatura.
Venerdì non sono andata ad un evento organizzato sotto casa mia. Già, nemmeno se me lo fanno sotto il naso ci riesco.
All'improvviso un'altra Giorgia è entrata nella mia vita: lei è la titolare di una piccola galleria proprio sotto casa mia (praticamente ci parcheggio davanti), che in questi giorni ospita Pierluca Cetera.
Non me ne intendo molto, ma passando davanti alla grande vetrina e non riesco a non fermare lo sguardo.
La mostra si chiama Euclidea.
Mouse e Toby mi hanno detto che ci vogliono andare. Sono rimasti colpiti da una foto dell'artista sul catalogo.
Vi farò sapere.
Abraham Yehoshua: “Mettete la moralità al centro del vostro scrivere. Non lasciate che se ne occupino i media. La letteratura può occuparsene in maniera più profonda”.
Insomma sono qui invece di essere a Torino. Almeno navigo e leggo. E sogno che quello che penso e spero si realizzi.
L'amore va di schifo, però le mie figlie sono felici.
Stamattina ho persino avuto l'impressione di essere meno grassa.
TRATTO DA http://educare.it/pedagogia_quotidiano/lettera_figlio.htm
LETTERA AL FIGLIO
di Efraim Medina Reyes
Sono passati appena quattro mesi dal tuo concepimento e non so ancora di che sesso sarai. (…)
Il tuo arrivo in questo mondo non è il frutto di un incontro casuale né della dinamica naturale del matrimonio. È il risultato di una decisione che tua madre e io abbiamo preso e portato avanti nonostante molte difficoltà. Lei è una bella e dolce italiana e io, nel bene e nel male, un meticcio colombiano. La cosa triste è che sarai condannato a fare il tifo per il Junior di Barranquilla o per il Vicenza, che gioca da vari secoli in serie B.
(…) Vedere la tua prima ecografia ha confermato i miei sospetti su quanto sia irrazionale l'amore di una madre. Era incredibile vederla sorridere mentre sosteneva che quel piccolo extraterrestre in bianco e nero era il nostro prezioso figlio. Non posso negare di aver provato anch'io una strana emozione, ma ho preferito aspettare prima di dare la mia opinione sul tuo aspetto. So che ti trovi perfettamente a tuo agio lì dentro e malgrado la tua incoscienza spero che te la stia godendo, perché questi nove mesi saranno forse le tue uniche vere vacanze: il mondo qui fuori è pericoloso, stupido e implacabile. Ma se eviterai di leggere Paulo Coelho, di ascoltare il reggaeton e di vedere i programmi del mattino alla tv, il mondo può anche essere un posto meraviglioso. Si tratta, figlio mio, di vivere. E vivere è quasi sempre un lusso.
Probabilmente nascerai nel nord Italia, in un luogo confortevole, fragrante e sicuro. Ma dall'altra parte del mare ti aspetta
Tutto quello che ti diranno, disgraziatamente, è vero. Ed è proprio lì che ti porterò appena sarai pronto ad affrontare dodici ore di aereo. Ti chiederai perché sto programmando di portarti in quella specie d'inferno, visto che ancora non mi hai fatto passare nemmeno una notte insonne. Non ho una risposta chiara. So solo che sono tuo padre e che quel paese spaventoso è l'unico posto dove non mi sento fuori luogo e la felicità mi sfiora. Metà della tua famiglia viene da lì, la metà dei tuoi geni, la metà degli amici che avrai un giorno.
Il mio affetto per te è forte anche se ancora un po' astratto. Ci avviciniamo in silenzio l'uno all'altro, come in un sogno. Sapere che esisti mi libera dal peso di essere me stesso e mi fa venire in mente progetti nuovi e sconosciuti. So che sono responsabile di quello che sarà di te e che questo è un mondo del cazzo per crescere, ma per quanto ne sappiamo è anche l'unico dove le api ronzano e i passeri ridono.
Sapere che sarai qui rafforzerà il mio legame con la vita, il dolore e i servizi pubblici. Fino a ieri ero preparato ad affrontare i miei timori, ora dovrò imparare tutto di nuovo e, credimi, a parte la mia squadra di calcio e il mio paese non cercherò di importi molte altre cose. Non ho mai creduto che uno debba essere amato semplicemente per il fatto di essere com'è. Credo invece nell'amore che si costruisce e si rafforza in quest'avventura unica che è la vita.
Suppongo che essere per metà italiano avrà i suoi vantaggi, però sono sicuro che ti divertirai di più con la tua metà colombiana. Non posso negare che il mio è un paese difficile e neanche che sono rabbiosamente orgoglioso di essere nato lì. La cosa sicura è che ho aspettato tutti questi anni prima di avere un figlio perché volevo garantirgli una vita migliore della mia ed evitargli pericoli e privazioni.
Non penso di essermi sbagliato: è solo che le mie garanzie non garantiscono nulla. Il mondo è un posto pericoloso e l'unica cosa che possiamo fare per quelli che amiamo è amarli. Sono cresciuto senza sicurezze e con molte privazioni, ma sono diventato forte insieme ai miei fratelli, protetto dall'indistruttibile amore di mia madre.
Tua nonna è una persona fantastica, fatta di un legno pregiato e con un'anima che conosce tutte le stagioni. Da lei imparerai che "uno non sa mai quello che possiede fino a quando non soffre a causa sua".
Decidere di avere un figlio significa credere implicitamente che esiste ancora la possibilità di sognare. Guardo gli occhi di tua madre illuminati dalla tua presenza: giorno dopo giorno la invadi, diventi il centro della sua vita e tutto il resto passa in secondo piano. Ho sempre saputo che, se mai avessi avuto un figlio, la cosa più importante era incontrare una buona madre.
E in questo senso non potresti essere più fortunato. Lei e io sappiamo che ci unirai al di là del tempo e dell'amore. Il destino degli esseri umani è fragile e i cuori cambiano, si sa, ma in te ci ritroveremo sempre. Non so che tipo di persona sarai, mi spaventa sentir dire che molto dipenderà da me. Ma è ancora presto per spaventarmi.
Sei figlio di due culture, di due lingue, di due storie e negli aeroporti potrai fare la fila riservata agli europei, mentre a me verranno ispezionate perfino le budella. Molti sono convinti che la vita sia come un ippodromo e che ognuno debba solo fare il suo giro. Invece non tutti i cavalli ce la fanno e gli imprevisti sono inevitabili.
Per questo voglio dirti che non so se avrò sempre le risposte alle tue domande (quindi comincia ad abituarti agli esempi con gli ippodromi e i passeri che ridono). Poco tempo fa qualcuno mi ha chiesto se mi aspettavo qualcosa da te: avrei voluto dargli un pugno in faccia. Non ho mai sopportato chi si aspetta qualcosa da me, e quello che mi aspetto da te è che non sopporterai mai chi si aspetta qualcosa da te.
Guardo il giardino che circonda casa nostra. Gonzalo, il nostro labrador di due anni, corre da una parte all'altra inseguendo gli insetti. Alcuni pini in fondo chiudono lo spazio. Le voci dei vicini che parlano del tempo si perdono nella brezza del tramonto e un'intensa paura di morire mi stringe l'anima. Da qualche parte ho scritto che gli uomini sono immortali fino a quando non hanno dei figli. Avevo ragione. Da quando ho saputo che ci sei, ogni secondo conta. Non chiedo molto, solo di essere qui quando arriverai e di non andarmene fino a che non sarai al sicuro.
E come può non essere il mio scrittore
preferito ????????????
Nuovo post mio su Rosa Stanton!

Leggiucchiando in giro ho trovato il Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre. Le opere selezionate saranno pubblicate in un libro che verrà presentato nell’edizione 2009 della Fiera Internazionale del Libro di Torino. Per partecipare: concorsolinguamadre@tiscali.it
GLI ELABORATI DOVRANNO PERVENIRE ENTRO IL 31 DICEMBRE 2008 A:
Concorso letterario nazionale Lingua Madre
CASELLA POSTALE 427
Via Alfieri, 10 - 10121 Torino Centro
INFORMAZIONI
BANDO 2008/2009
Art.1 Sono ammesse al “Concorso letterario nazionale Lingua Madre” dell’anno 2008/09, tutte le donne straniere residenti in Italia, anche di seconda o terza generazione, che desiderino esprimere e approfondire il rapporto tra la propria identità, le proprie radici e il paese che le ospita, cioè l’Italia. Sono ammesse altresì tutte le donne italiane che vogliano raccontare storie di donne straniere che hanno conosciuto, amato, incontrato e che hanno saputo trasmettere loro “altre” identità.
Art.2 Il titolo del concorso é “Lingua Madre”, sviluppato
in due sezioni:
a) Le donne straniere raccontano
b) Le donne italiane raccontano le donne straniere
Art.3 Le opere, di lunghezza non superiore alle 5 cartelle
(60 battute per 30 righe), devono pervenire entro il
31/12/08, insieme a nome, cognome, indirizzo, data e
luogo di nascita, recapito telefonico, e-mail e nazionalità
esclusivamente per posta a:
Concorso letterario nazionale Lingua Madre
CASELLA POSTALE 427
Via Alfieri, 10 - 10121 Torino Centro
(Informazioni: www.fieralibro.it
concorsolinguamadre@tiscali.it tel/fax 011 447 62 83).
Art.4 Ogni concorrente può partecipare con un solo racconto inedito, da presentare in tre copie, stampate o scritte a mano in stampatello. Su tutte le copie devono essere riportati: nome, cognome, indirizzo, data e luogo di nascita, recapito telefonico, e-mail e nazionalità.Gli elaborati inviati non verranno restituiti.
Art.5 Si richiede di scrivere in italiano, perché l’Italia è il paese di residenza e il luogo dove il concorso è bandito ma è consentita, anzi incoraggiata, la collaborazione tra donne straniere e donne italiane nel caso l’uso della lingua italiana scritta presenti delle difficoltà. Tutto questo nello spirito della valorizzazione dell’intreccio culturale che è prima di tutto intreccio relazionale: assistenza non è affatto perdita sul piano identitario, al contrario è proprio nella relazione che l’identità si afferma in modo positivo e non preclusivo.
Art.6 La giuria, le cui decisioni sono inappellabili, è composta da scrittrici/tori, giornaliste/i, rappresentanti politiche/ci e studiose del pensiero femminile.
Art.7 Premi. Le prime tre classificate della sezione Le Donne Straniere Raccontano più una della sezione Le Donne Italiane Raccontano le Donne Straniere si aggiudicheranno un premio in denaro (1° classificata 1000 euro, 2° classificata 500 euro, 3° classificata 400 euro, premio Sezione Speciale Donne Italiane raccontano le Donne Straniere 400 euro), un diploma e la del Libro di Torino 2009.
Art.8 Premio speciale SlowFood-Terra Madre. Un ulteriore premio consistente nella pubblicazione sulla rivista SlowFood, offerto da Slow Food-Terra Madre, verrà assegnato all’autrice straniera del racconto maggiormente ispirato ai temi legati al cibo ed alla sua produzione, tra quelli selezionati dalla giuria del Concorso (maggiori informazioni su www.slowfood.it www.terramadre.info).
Art.9 Premio speciale Torino Film Festival. Un ulteriore premio consistente nell’abbonamento gratuito a Torino Film Festival 2009, offerto da Torino Film Festival, verrà assegnato all’autrice straniera del racconto maggiormente adatto ad essere trasposto in sceneggiatura cinematografica, tra quelli selezionati dalla giuria del Concorso.
Art.10 Premio speciale Rotary Club Torino Mole Antonelliana. Un ulteriore premio di 800 euro (ottocento euro) offerto dal Rotary Club Torino Mole Antonelliana verrà assegnato all’autrice straniera del racconto maggiormente ispirato ai temi della pace e della tolleranza nel mondo, tra quelli selezionati dalla giuria del Concorso.
Art.11 Premio speciale Giuria Popolare. I dieci racconti finalisti saranno consultabili e potranno essere votati sul sito della Fiera del libro www.fieralibro.it. L’autrice del racconto più votato dai lettori riceverà in premio alcune prestigiose pubblicazioni artistiche. Fra tutti coloro che parteciperanno alla votazione, verrà estratto un nome a sorte che riceverà in premio i libri del Concorso Lingua Madre e l’ingresso gratuito a Fiera del Libro.
Art.12 Tutti i testi selezionati saranno pubblicati in un libro edito nel corso del 2009, di cui sarà assegnata copia alle autrici.
Art.13 Le concorrenti rinunciano al diritto economico d’autore. La proprietà letteraria sarà del Concorso letterario nazionale Lingua Madre.
Art.14 Alle vincitrici e alle autrici delle opere selezionate sarà inviata comunicazione dell’esito del concorso entro il 30/04/09 e contestualmente sarà indicata la data e il luogo della cerimonia di premiazione.
Art.15 Ai sensi della legge 675/96 e d.lgs. 196/2003 si comunica che tutti i dati personali dei quali il Concorso letterario nazionale Lingua Madre entrerà in possesso, saranno usati solo per quanto attiene il Concorso e le attività collegate. I dati raccolti non verranno in alcun caso comunicati o diffusi a terzi per finalità diverse da quelle del concorso.
Art.16 La partecipazione al concorso comporta l’accettazione di tutte le norme contenute nel presente bando. La non accettazione, anche di una sola di queste, annulla la partecipazione al concorso.


http://www.bastet.it/blog/2008/04/12/che-fai-copi/#more-652
Alle 17.38 di oggi ho fatto due cose: pranzato e letto.
Sarebbe un po' esagerato dire che ho ritrovato me stessa? Credo di sì, allora diciamo che dopo aver letto quel post e dato un'occhiata a tutto il blog, mi sono sentita improvvisamente a mio agio con i miei problemi di "comunicazione". E ho concluso poeticamente che il mondo è pieno di s******.
Valentina Cinelli fotografa si occupa di comunicazione.
Trovate un'intervista a lei, fatta da Katia ceccarelli su
P.S.: Toby e Mouse in arrivo...
Niente di più pratico di una buona teoria.
Dunque, eravamo rimaste al punto in cui io cercavo di capire come si fa ad essere una buona madre. Quando mi guardai dentro per cercare la mamma che sarei potuta diventare mi accorsi che non c’era nessuno. Per troppo tempo non avevo fatto altro che dire: questo non lo farò, questo non mi piace, questo non ci penso proprio e quest’altro… ma siamo matti? Non avevo pensato a sostituire il vuoto lasciato da tutto quel ciarpame polveroso, che si era accumulato nel corso degli anni, riguardo quell’aspetto della mia vita sul quale erano tutti d’accordo che non c’era niente di cui parlare: mi sarei sposata e avrei avuto dei figli, come mia nonna, come mia madre, come mia sorella
. La “grande donna nuova” che volevo diventare cominciò ad urlare che per me nulla sarebbe stato COME quello di un altro. Io come gli altri non facevo proprio niente, niente ma niente e che sicuramente c’era un modo di pensare diverso, un modo di vivere la maternità diverso, un modo diverso di amare ed educare i figli, un modo diverso di essere felici.
....Inizia così il mio nuovo post su Rosa Stanton. Fateci un salto per leggere me ed altre cose interessanti. Nel frattempo sta seriamente preparando le nuove avventure di Mouse e Toby.