Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.
CIAO ALDA!
....Sono giorni talmente densi che sembrano anche bui, ma non lo sono.
Gli avvenimenti si sono succeduti e non ho avuto molto tempo a disposizione per riflettere.
La cosa più importante è che è finito l’anno scolastico e ce l’abbiamo fatta: considerato che ho studiato anche io, posso usare il plurale.
La cosa più divertente è stata il seminario sull’adolescenza con uno psicologo che ci ha ripetuto fino alla noia “basta con la tetta”.
Sì, un modo per dire che dobbiamo lasciar crescere i nostri ragazzi e cambiare il modo di fare le madri: basta correre sempre in soccorso. Stare accanto va bene, ma a guardare, che se la cavino da soli...
... continua su Rosa Stanton
Vi devo ringraziare.

Ma ho una domanda: che ci venite a fare sul mio blog? Mi spiego: non scrivo più o scrivo pochissimo eppure vedo che il contatore delle visite si muove costantemente, ne sono felice quasi fosse davvero un merito mio, poi mi viene la curiosità: chi siete? ci conosciamo? ci siamo mai incontrati? ho letto i vostri blog? siete capitati da me per caso? che relazione esiste tra noi, perchè non può non essercene una, anche perchè chi decide di aprire un blog lancia il capo di una corda, che gli piaccia o no.
Così stamattina mollo la statistica, tanto sono già in ritardissimo, e decido di raccontarvi un pezzetto di me: è difficile perchè sono un essere talmente aggrovigliato dentro che non saprei da dove partire e sono sempre in manutenzione. E poi nonostante lo pseudonimo mi conoscono in tanti quindi non posso essere sincera al 100%.
Qui fa caldo, ho un racconto nella testa, sono in ritardo con un buon 40% delle cose della mia vita, ho voglia di un caffè, devo assolutamente telefonare a R che non la sento da troppo e so che ha bisogno anche di me. Domenica per la festa della mamma non ho chiamato mia madre : secondo voi capirà il nesso ?
Devo tornare a fare tante cose che non voglio di fre, se voglio poi sperare di poter fare almeno in parte qualcosa a cui tengo veramente.
Ho appena detto una mezza bugia: il problema è che poi mi appassiono a qualsiasi cosa e finchè non va come dico io o non la porto fino in fondo non sono capace di mollare.; e siccome non sono onnipotente sono sempre in ritardo su troppe cose.
Ok . Il racconto - forse - si intitolerà Il poeta assassinato, forse. E già il titolo è un plagio. Sapete da chi?
Buonagiornata e grazie di venire a trovarmi.
CIAO! Che fate?
Se tutto va bene domani arriva il mio nuovo post su Rosa Stanton, il tema è sempre quello.
Cercando libri in rete ho trovato qualcun altro in piattaforma splinder che parla di adozione.
Comunque la recensione che ho preferito è questa, quindi leggerò il libro.
"Emilia capisce istintivamente che non deve sostituirsi alla mamma naturale, le scarne memorie di un bambino di quattro anni e di una piccola donna di cinque sono anzi il solo bagaglio col quale essi sono arrivati nel paese diverso, nella nuova famiglia, e il linguaggio nativo è la loro unica appartenenza, il legame alla terra che li ha visti nascere, alla loro patria d’origine, che non devono e non possono disconoscere, non fosse che per il colore della loro pelle. Ricordi e linguaggio sono preziose schegge della loro prima infanzia, così profondamente ferita, e potranno liberarsene, per rasserenarsi e crescere in un mondo tanto differente, solo consegnandoli in mani amorevoli. Inizia così un paziente e stimolante lavoro lessicale strettamente legato alle immagini fotografiche dei loro primi affetti, colorate, vive, ma anche tragiche («non raccontarmelo, mamma, quando sarò grande e me ne sarò dimenticata»).
Questa mamma speciale diventa la spettatrice di giochi con tragiche messe in scena, il collettore delle emozioni legate alle parole in amharico, mamma, acqua, fame, e annota tutte le confidenze dei piccoli. "
Ultimamente vi siete fatti un giro su Rosa Stanton?

Anche ad essere molto convinti di quello che si fa e di quello che si pensa, può capitare di incontrare persone al cospetto delle quali si finisce con il pensare che sarebbe meglio che gli ufo esistessero: e portatemi pure via per fare terribili esperimenti scientifici sul mio corpo inerte, tanto non potrei stare peggio di così.
La parola è scuola. Non voglio parlare degli insegnanti che esercitano con gli studenti (ho avuto una mamma maestra – lei preferisce che si dica insegnante elementare - ed una caterva di professori e presidi nelle file dei parenti, quindi conosco ed evito) ma di quegli ex insegnanti ai quali vengono affidati compiti amministrativi, ed anche di quelli che sono oggi definiti i dirigenti, i manager della scuola.
Quelli che si trincerano dietro un regolamento, che godono, come ippopotami ammollo nelle paludi africane; quelli ai quali la burocrazia concede ampi spazi per coltivare l’illogicità ed a cui consente di sentirsi a posto rispondendo: ma io ho solo girato la maniglia della doccia. Già, peccato che nei tubi non ci fosse acqua, ma Cyclon B.
Vedete il punto forse non è nemmeno questo. È, forse, l’incapacità totale di mettersi al posto di qualcun altro, non dico di partecipare addirittura con il cuore. Dico di ragionare, di accettare con la testa che un’altra persona può soffrire in conseguenza di un mio comportamento, e conseguentemente che devo mettere in dubbio la legittimità del mio comportamento e decidere di non ripeterlo.
Posso non addossarmi la colpa di averlo fatto una volta: mille motivazioni oggettive potevano spingermi a ritenere che quello che facevo non avesse alcuna controindicazione. Ma se, pur venendo informato che quello che ho fatto si è dimostrato sbagliato, continuo ad insistere e rifiuto di sentirmi responsabile del non doverlo ripetere, allora come posso essere chiamato?
Il punto è, e dico ancora forse, che non pensiamo prima di agire ed accettiamo il rischio, magari inconsciamente, che qualcosa non vada. Ma siamo altrettanto pronti a scrollare le spalle ed reclamare che la soluzione del problema non spetta noi.
Il mio problema è un elenco di nomi (scusate ma a me torna insistentemente il paragone con le liste degli ebrei, non posso farci niente). Mi è stato detto che esiste un regolamento secondo il quale gli elenchi degli alunni di ciascuna classe sono composti da nome cognome e luogo di nascita.
Ho contestato che in questo modo se io fossi nata a New York sarei considerata straniera. Mi hanno risposto che i regolamenti non li fanno loro. Ho contestato che sulla base di questo elenco mia figlia adottata e nata a Bogotà, ma cittadina italiana, è stata indicata come straniera ed è stata incaricata di favorire l’inserimento di un bambino proveniente da Cali, appena arrivato in Italia con i suoi genitori, perché poteva parlare in spagnolo. Ora mia figlia non parla lo spagnolo, e saranno anche fatti suoi perché non lo parla, e non vedo perché debba fornire spiegazioni a tutta la sua classe ed al vicepreside. E non è straniera, è cittadina italiana.
- Quindi lei mi dice che quello è successo a mia figlia succederà ancora, giusto?
- Gli elenchi non li faccio io, me li manda la segreteria.
- Mi scusi, ma non sarebbe possibile, visto che usate il luogo di nascita come indicazione della cittadinanza, aggiungere che so, un asterisco per indicare che luogo di nascita e cittadinanza non coincidono? Ho tanti amici nati all’estero che si sono naturalizzati italiani e come tali si comportano e vanno trattati.
- Mah, non so, c’è anche una questione di privacy, pensi che non possiamo nemmeno indicare se un alunno ha un handicap.
- Ho capito, ma mia figlia è stata messa in difficoltà davanti a tutta la classe, ha dovuto rispiegare che è stata adottata ed anche perché non parla spagnolo. Anche questo mi pare non in linea con le norme sulla privacy. Questo momento di attenzione sulla composizione dei legami familiari ha fatto molto male a mia figlia, facendole rivivere in un modo brusco ed insolitamente doloroso l’abbandono da parte dell’altra mamma ed il distacco da un paese in cui ha vissuto per nove anni. E a quello che è successo non si può rimediare. Però si può evitare che accada la stessa cosa ad un altro ragazzo o ad un’altra ragazza accolti in una famiglia basata su legami d’amore e non di sangue. Cosa mi risponde?
Le risposte non me le ricordo. Gli ho promesso che il regolamento glielo cambio io, mi sono informata, mi sono consultata con la Sovrintendenza scolastica, ho scoperto che posso raggiungere qualcuno che lavora presso il Garante della privacy a Roma, e sto cercando di buttare giù una proposta di modifica di questi elenchi inutili, indicando anche alcuni accorgimenti per i bambini adottati. Mi hanno detto che il tutoring è effettivamente una modalità di integrazione per gli alunni stranieri. Stranieri, appunto. Ma è davvero possibile che non sapesse come è composta la classe?
Con quella persona ho tentato l’impossibile.
- Sa cosa le voglio dire, nessun regolamento e nemmeno nessuna legge costringe chi la deve applicare a farlo, se la legge o il regolamento si rivela illegittimo, o peggio inutile o dannoso. Io che lavoro in una pubblica amministrazione mi sono fermata tante volte ed ho pensato al senso di quello che stavo facendo. Pensare si può. Sempre. Ed io vorrei tanto che le mi dicesse che lo farà, che ci penserà sopra.
Morale della favola: sa signora, noi non sappiamo proprio che fare con questi stranieri, non li conosciamo, non li capiamo.
Allora, potendo scegliere............. non era meglio essere rapite da un ufo?
6.
se mi stacco da te, mi strappo tutto:
ma il mio meglio (o il mio peggio)
ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso:
ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):
tra poco atterro a Madrid:
(in coda qui all'aereo, selezionati miei connazionali,
gente d'affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati,
agitatamente ridendo):
vivo ancora per te, se vivo ancora:

C’è un altro cielo,
Sempre sereno e bello,
E c’è un altro sole,
Sebbene ci sia buio;
Non pensare a foreste fradice, Austin,
Non pensare a campagne silenziose –
Qui c’è una minuscola foresta,
Con foglie sempre verdi;
Qui un giardino c’è più luminoso,
Non toccato dal gelo;
Tra i suoi fiori perenni
Odo la luminosa ape ronzare;
Fratello mio, ti prego,
Vieni nel mio giardino!
Emily Dickinson
There is another sky,
Ever serene and fair,
And there is another sunshine,
Tho’ it be darkness there;
Never mind faded forests, Austin,
Never mind silent fields –
Here is a little forest,
Whose leaf is ever green;
Here is a brighter garden,
Where not a frost has been;
In it’s unfading flowers
I hear the bright bee hum;
Prithee, my Brother,
Into my garden come!

Inaugurazione del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere
a Trento
Teresa de Lauretis per la prima volta in Italia con il suo nuovo libro su Freud e l'identità nella complessità contemporanea. La docente dell'Università della California, Santa Cruz, è una delle voci più vivaci della teoria femminista e degli studi di genere
Trento, 9 ottobre 2008 – (e.b.) Chi sono? La mia identità dipende più dal
genere, dalla sessualità, dal censo o dalla razza? Quanto pesano l'immagine e le aspettative che la società crea per donne e uomini, rispetto alla famiglia, al lavoro, alla politica, ad altri ambiti di vita? Come definire l'identità nella complessità del presente?
Si preannuncia attuale, stimolante e sicuramente provocante la lectio magistralis aperta al pubblico dal titolo "Chi sono? Identità di genere e sessualità", che Teresa de Lauretis (Università della California, Santa Cruz) terrà a Trento giovedì 23 ottobre alle ore 16.30 nell'aula 1 di Palazzo Consolati (vicolo Santa Maria Maddalena, 1).
Tra le voci teoriche più vivaci e incisive della teoria femminista e degli studi di genere sia negli Stati Uniti sia in Europa, autrice di otto volumi e oltre un centinaio di saggi, Teresa de Lauretis è ospite del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento per l'inaugurazione ufficiale delle attività.
Il giorno precedente, mercoledì 22, la docente di Storia della Coscienza
condurrà un seminario rivolto agli studenti delle Scuole di dottorato in Sociologia e ricerca sociale e in Studi letterari, linguistici e filologici sulle metodologie necessarie alla costruzione di un sapere interdisciplinare.
Quindi, giovedì 23, terrà la lectio inaugurale del Centro su identità di genere e sessualità nel contesto attuale. Presentazione e conduzione del dibattito sono curate da Silvia Gherardi, docente presso la Facoltà di Sociologia, esperta in Studi organizzativi e Studi di genere e direttrice del Master in Politiche di genere, e Giovanna Covi, ricercatrice presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, e docente di Letteratura angloamericana, Teoria della critica e Studi di genere.
"La lezione "Chi sono? Identità di genere e sessualità" – spiega Giovanna Covi – offre in anteprima in Italia l'opportunità di conoscere i contenuti del
recentissimo lavoro "Freud's Drive: Psychoanalysis, Literature and Film"
(Macmillan/Palgrave, London 2008), pubblicato appena un mese fa in inglese. Teresa de Lauretis studia il concetto freudiano di istinto, sessuale e di morte, in relazione non solo alla psicanalisi ma anche ai testi letterari e filmici per interrogarsi sui concetti che l'emergenza del presente costringe a rivisitare in campo discorsivo ed epistemologico".
"De Lauretis – aggiunge Covi – riconduce sempre rigorosamente il pensiero teorico alla realtà corporea, quindi alla storia materiale, intellettuale, sociale, sessuale, razziale del soggetto pensante, eppure insiste anche sulla necessità di ancorare la teoria al presente, alla configurazione del qui ed ora che affronta l'enigma del nostro stare al mondo e fa quindi della teoria sempre comunque un atto politico. Ma fa di essa anche un concetto senza tempo, come la poesia e come l'inconscio. Ecco l'enigma che de Lauretis nel suo studio accetta di confrontare: enigma dell'oggi, di un mondo i cui discorsi, teorie, e saperi sono incompatibili con le forme e i mezzi di espressione a nostra disposizione,
un mondo che secondo de Lauretis è caratterizzato dal paradosso di una
negatività che è anche positività. La domanda "Chi sono?" si concentra dunque sulla formazione dell'identità personale quale risultato di un complesso intersecarsi di aspetti, appartenenze, aspettative e identificazioni che sono al tempo stesso individuali e sociali. Non solo genere e sessualità, ma anche classe sociale, educazione, religione, etnia o razza, conformazione corporea, età e altro ancora. E tutto ciò nel contesto dello "stato di emergenza" del nostro presente". Nell'incontro pubblico la professoressa de Lauretis condividerà la sua rilettura di Freud per formulare considerazioni sui rapporti complessi tra sesso biologico, genere e scelte sessuali nell'esperienza del soggetto e costituzione dell'identità soggettiva, nelle loro articolazioni nel presente contesto geopolitica, dopo il trauma dell'attacco alle Torri Gemelle.
Il Centro di studi interdisciplinari di genere, istituito la scorsa primavera
presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell'Università di
Trento ha dato pieno avvio alle sue attività, con il nuovo anno accademico.
Hanno preso il via, infatti, il master in Politiche di genere nel mondo del
lavoro, il corso Donne, Politica e Istituzioni e il ciclo di seminari "Qualcosa
del genere", mentre in programma per la primavera c'è il modulo Studi di Genere e Intercultura, in collaborazione con la rete tematica di ricerca europea Athena.
SCHEDA SU TERESA DE LAURETIS
Teresa de Lauretis, nata a Bologna e laureata in Lingue e Letterature moderne all'Università Bocconi di Milano, da molti anni negli Stati Uniti dove ha insegnato presso le università del Colorado e del Wisconsin prima di diventare Professore di Storia della Coscienza presso l'Università della California a Santa Cruz.
Ha avuto inoltre incarichi a contratto in diverse università sia americane che europee (Firenze, Francoforte, Amsterdam e Utrecht). Autrice di numerosi saggi di critica e teoria letteraria, critica e teoria del cinema, semiotica, psicoanalisi e critica femminista, scrive sia in inglese che in italiano ed è stata tradotta in quindici lingue.
Tra i libri scritti in inglese figurano: "Alice Doesn't: Feminism, Semiotics,
Cinema" (1984), "Technologies of Gender" (1987), "The Practice of Love" (1994),
quest'ultimo tradotto in italiano con il titolo "Pratica d'amore. Percorsi del
desiderio perverso" (La Tartaruga, Milano 1997); alcuni capitoli dei primi due
testi sono tradotti in "Sui generis" (Feltrinelli, Milano 1996).
Sono scritti invece in italiano "La sintassi del desiderio: struttura e forme
del romanzo sveviano" (Longo, Ravenna 1976), "Umberto Eco" (La Nuova Italia,
Firenze 1981), "Differenza e indifferenza sessuale" (Estro, Firenze 1989) e
"Soggetti eccentrici" (Feltrinelli, Milano 1999).
Pubblicati più di recente sono "Figures of Resistance", una raccolta dei suoi
scritti di teoria del femminismo a cura di Patricia White (University of
Illinois Press, Chicago 2007) e il recentissimo "Freud's Drive: Psychoanalysis,
Literature and Film" (Macmillan/Palgrave, London 2008), studio sul quale si
basa la lezione inaugurale che de Lauretis offre al Centro di Studi
Interdisciplinari di Genere di Trento.
Per informazioni: tel. 0461 881311, e-mail
La situazione è grave.
Roma, 15 ottobre 2008. Con 256 sì contro 246 no e un astenuto, è stata approvata la mozione della Lega Nord che propone l'istituzione di classi per studenti immigrati, definite "classi di inserimento". L’opinione di un membro del Gruppo EveryOne, organizzazione che si batte contro la discriminazione e per i diritti umani.

Come si fa numero 1.
Sono preoccupata.
L’amore mi sbudella, ho una fame famelica, faccio una fatica bestiale a dormire e a far fronte a tutti i miei impegni. Ed in più, sono settimane che mi chiedo con insistenza: ma dove li comprerà quei tailleur così insipidi la Gelmini? Qualcuno (Aldo Cazzullo sabato sull’inserto del Corriere) ha detto che è una bella donna: giusto, la nostra civiltà non è ancora pronta a dire ad una donna che è brutta e stupida, almeno la bellezza…. E poi: ma chi può aver suggerito ad una donna una riforma della scuola così assurda? Perché a me pare che non sia una capace di fare tutto da sola. Ma è davvero una donna? Ma conosce qualcuno che abbia dei figli e lavora?
Voi capite che se i figli non mangiano a scuola alle elementari e non si trattengono anche il pomeriggio, si arresta l’economia, vero? No, perché andate voi a lavorare e riuscite anche a prendere vostro figlio/a che esce alle 12.10. In certe grandi città non vi conviene scendere dalla macchina dopo che l’avete accompagnato a scuola. Ma il problema è risolto perché non potendo andare a lavorare, ovvero avendo perso il lavoro per l’impossibilità di andarci, la macchina non l’avrete ed andrete a piedi o in bicicletta. E poi siccome siete ormai una famiglia sull’orlo della povertà non serve andare a casa a preparare il pranzo, andate direttamente a mettervi in fila alla Charitas per un pasto caldo, in fondo è l’ora giusta.
Ma tante cose miglioreranno, meno automobili meno traffico, meno inquinamento; noi donne staremo a casa ed i nostri uomini forti ed intelligenti porteranno i soldi a casa, oppure accetteremo quei lavori che nessuno vuole più fare tranne gli stranieri, così avremo risolto il problema dei barconi d’assalto, le nostre strade ed i nostri mercati torneranno monocolore, tutte facce di merda.
Tranne le solite fascinose conniventi con il potere maschile, che testimonieranno al mondo che questa è una democrazia che considera il genere.
Io e la mia cellulite andiamo a mettere le figlie a letto, voi potete leggere questo.
Come si fa numero 2.
Qualcuno, per favore, mi spiega qualcosa di html, che ci faccio con quel link a Technorati nel post? Ma serve a qualcosa?
Nuovo articolo mio su Rosa Stanton,
ma vi segnalo anche i precedenti
di Ely e Ludovica.
Sono alle prese con la cucina ed alcuni dubbi.
Dopo il clafoutis che non saprei proprio come spiegare in termini semplici (frittata dolce al forno con frutta) adesso mi sto orientando verso il lemon curd (crema di burro uova zucchero e limone) che serve per farcire tartelle e altri dolci, ma può anche solo essere spalmata sugli scones, che pure mi toccherà fare.
Il punto è che le mie figlie non mangiano dolci e le mie voglie finiscono sul pesare sulla mia bilancia. A meno che non riesca a regalare tutto agli amici.
Il dubbio vero è che è morto uno scrittore che non ho mai letto e come un'idiota mi sono chiesta come è possibile? Cioè, perchè si è ucciso e come ha potuto farlo senza che io lo abbia letto?
Adesso so quanto sono relativa. Io e tutto intorno a me. Forse dovrei decidermi a cambiare. Forse dovrei cambiare e basta.
Aveva paura o era solo stanco? E non era felice di scrivere, o forse non riusiva più a scrivere, forse aveva perso il senso delle cose che faceva qui, o solo il suo portafortuna. Ma come avviene che qualcuno che ami può decidere di andarsene e tu non puoi fare niente? Insomma tra tutte le burle possibili, sbucare da dietro l'armadio, svegliare tua madre in piena notte illuminandoti la faccia dal basso con una pila, tradire tua moglie con la sua migliore amica scelta apposta perchè brutta, questo non è un bello scherzo.
Infinite Jest di David Foster Wallace
Siedo in un ufficio, circondato da teste e corpi. La mia postura segue consciamente la forma della sedia. Sono in una stanza fredda nel reparto Amministrazione dell'Università, dei Remington sono appesi alle pareti rivestite di legno, i doppi vetri ci proteggono dal caldo novembrino e ci isolano dai rumori Amministrativi che vengono dall'area reception, dove poco fa siamo stati accolti io, lo zio Charles e il Sig. deLint. (to be continued)?
